Perché questo blog

Perché ho deciso di iniziare a scrivere su un mio sito web? Ci sono diversi motivi. Da molto tempo mi piace l’idea di scrivere articoli di commento all’attualità; l’appartenenza a MDF mi consente già da qualche anno di contribuire alla newsletter e al blog del Movimento con alcuni articoli, ogni tanto, quando ho qualche spunto di riflessione che voglio approfondire. È un punto di partenza, su cui ho già avuto alcuni feedback positivi e che mi ha fatto capire che, quantomeno, sono in grado di comunicare qualche pensiero in una forma coerente e sensata. Sono meno sicuro su quanto riuscirò a mantenere un certo ritmo di pubblicazione; per quello si vedrà. Fortunatamente non ho obiettivi stabiliti dall’alto o cartellini da timbrare; e un lavoro ce l’ho già.

Chiaramente gli articoli che scrivo per MDF hanno come scopo principale quello di convincere i potenziali lettori della bontà delle idee della Decrescita o almeno della validità della Decrescita come possibile chiave di lettura della realtà. Non credo che vorrò mai sottrarmi a questo scopo perché nella Decrescita ci credo veramente, ma mi piacerebbe anche avere l’occasione di scrivere articoli meno assertivi e più orientati alla ricerca e alla riflessione, più aperti al dubbio, più consapevoli delle innumerevoli contraddizioni del tempo in cui viviamo. Oppure parlare di Decrescita secondo interpretazioni alternative, meno legate alla teorie accademiche (che hanno un respiro più internazionale) e maggiormente focalizzate sulla situazione italiana. Su questo sto elaborando da tempo alcune riflessioni, ma sono ancora piuttosto grezze; spero che il blog mi darà l’occasione di riportarle per iscritto con più coerenza e logica di quanto siano ora nella mia testa. Oppure, ancora, vorrei scrivere articoli che parlino anche di altro, per esempio di filosofia o di storia, due mie grandi passioni.

Un ulteriore motivo per cui apro questo blog è che, banalmente, a volte mi vengono in mente pensieri e riflessioni che vorrei segnarmi da qualche parte per evitare che vadano dimenticati nel giro di qualche giorno; ma poi, non avendo alcun particolare motivo per annotarli, mi passa la voglia e inevitabilmente finisce tutto disperso nel vuoto. Con il blog invece so che se dalle mie riflessioni può scaturire qualcosa degno di essere pubblicato, allora vale la pena di metterle per iscritto. Ho quindi uno stimolo in più a conservare ciò che mi passa per la testa, che non è mai una cattiva abitudine.


C’è un altra domanda che magari qualcuno potrebbe farsi: perché non utilizzo anche i canali social per scrivere quello che penso? Io non ho nessun profilo social: non ho Instagram, non ho Facebook, non ho TikTok… e nessun altro social di cui non conosco neanche i nomi. Mi sono però fatto l’idea che i social siano, per tutto ciò che riguarda la discussione, la riflessione, il dibattito… il peggio possibile. I social sono delle grandi arene virtuali. Avete presente i combattimenti dei gladiatori dell’antica Roma o le tifoserie ultras durante le partite di calcio? Non conta tanto il contenuto di ciò che viene detto, quanto l’effetto emotivo che esso genera sulla massa urlante dei commentatori. Uno può scrivere il post più bello del mondo, ma gli esiti finali possibili possono essere, di fatto, soltanto due: o il post viene semplicemente ignorato, o scatena una discussione scomposta dove l’unica a non trovare posto è la verità. Credo che tutto questo sia una delle cause (non l’unica) dell’abbassamento di qualità del dibattito pubblico e della quasi scomparsa dell’attivismo politico.

Preferisco quindi che i miei articoli vengano letti da meno persone, disponibili a prendersi qualche minuto per riflettere e magari scrivere un commento composto, educato e razionale (anche di critica, ovviamente).

Non so se questa scelta alla lunga darà qualche risultato. Chi vivrà, vedrà.